Mappa turistica del comune di Stari Grad Sarajevo

Zanati sarajevske čaršije

Sarajevo e i suoi dintorni sono abitati fin dal periodo neolitico, ma lo sviluppo urbanistico della Sarajevo odierna può essere seguito solo a partire dal XV secolo. Da quel periodo fino alla seconda metà del XIX secolo, la città si è sviluppata sotto una forte influenza culturale orientale. Questo sviluppo è oggi più chiaramente visibile nel nucleo più antico della città – la Baščaršija.

Che cos’è la Baščaršija?

La Baščaršija è la piazza principale e il centro commerciale di tipo orientale attorno al quale si è sviluppata la città. Rappresenta il cuore della vita artigianale, commerciale e culturale di Sarajevo. Il suo nome deriva dalle parole turche baş – “principale” e çarşı – “piazza, mercato, bazar”.

Per secoli, nella Baščaršija hanno operato numerosi mestieri, organizzati in corporazioni (esnaf). Ogni corporazione aveva le proprie specificità, regole e usanze. Proprio per questo la Baščaršija è diventata il simbolo dell’artigianato di Sarajevo e di tutta la Bosnia ed Erzegovina, mentre i suoi artigiani e maestri erano noti per l’abilità e la qualità dei loro prodotti.

I mestieri a Sarajevo, come nel resto del mondo ottomano, erano organizzati in corporazioni, ossia associazioni di artigiani della stessa professione. Le corporazioni avevano regole proprie, codici di comportamento e fondazioni (vakuf). Un tale sistema garantiva la qualità dei prodotti, l’onestà nel lavoro e l’aiuto reciproco tra i membri.

Nella Baščaršija si sono conservati fino a oggi numerosi mestieri, come quello dei ramai, degli orafi, dei sellai, dei tintori, dei sarti, dei fabbricanti di abiti in panno (abadžije) e molti altri. Tutti insieme formano un’immagine unica della città e del suo spirito.

La corporazione dei ramai

Il mestiere dei ramai a Sarajevo è conosciuto da oltre 500 anni. Durante il periodo della dominazione ottomana, i ramai costituivano la corporazione più numerosa della città. Questa tradizione si è trasmessa di generazione in generazione e aveva profonde radici nella cultura orientale-islamica, nella quale si coltivavano in modo particolare l’abilità, la maestria e il senso estetico nella realizzazione di oggetti di uso quotidiano.

I prodotti più comuni dei ramai erano oggetti per la casa e per l’uso quotidiano: brocche, caffettiere (džezve), scodelle, secchi, teglie e bracieri. Si distinguevano in particolare i servizi da caffè, i vassoi in rame, le piastrelle decorative e le incisioni realizzate con la tecnica del repoussé, cioè mediante martellatura e sbalzo della superficie metallica.

Un tempo, i prodotti dei ramai erano una parte indispensabile di ogni casa, poiché avevano sia una funzione pratica sia estetica. Con lo sviluppo dell’industria e la comparsa delle stoviglie smaltate e in alluminio nel XIX secolo, il mestiere dei ramai conobbe un declino, ma non scomparve mai del tutto. I ramai si adattarono alle nuove condizioni e iniziarono a realizzare oggetti decorativi, souvenir e opere artistiche ispirate alla tradizione.

I ramai erano noti non solo per il loro lavoro, ma anche per la loro onestà. All’interno delle corporazioni vigevano regole rigorose, una chiara gerarchia e un codice di comportamento. Gli apprendisti dovevano studiare e dimostrare le proprie capacità per anni prima di diventare garzoni e poi maestri. L’esame di maestro era un evento speciale, celebrato alla presenza di altri maestri e membri della corporazione.

Inizialmente il mestiere si trasmetteva all’interno delle famiglie; in seguito si aprirono botteghe in cui lavoravano apprendisti e aiutanti. La strada più famosa legata ai ramai a Sarajevo è Kazandžiluk, che ancora oggi porta il nome di questo antico mestiere.

La corporazione dei ramai aveva anche un importante ruolo sociale e umanitario. Aiutava i propri membri in caso di malattia, morte o povertà. Esistevano regole chiare sui rapporti equi tra artigiani: la concorrenza era consentita, ma si faceva attenzione a non mettere in pericolo l’esistenza di un altro maestro.

Oggi il mestiere dei ramai è uno dei pochi mestieri tradizionali che a Sarajevo si sono conservati quasi nella loro forma originaria. I prodotti dei ramai di Sarajevo sono diventati un souvenir riconoscibile e un simbolo della Baščaršija, e il mestiere continua a vivere grazie all’impegno di alcune famiglie che lo coltivano da secoli.

La corporazione degli orafi (kujundžije)

La lingua bosniaca contiene numerose parole prese in prestito dall’arabo, dal persiano e dal turco, tra cui anche i nomi di alcuni mestieri e professioni. Una di queste parole è kujundžija, che deriva da una parola araba e indica un orafo o gioielliere.

L’oreficeria, ovvero il mestiere dei kujundžije, è uno dei mestieri più antichi e nobili. Gli orafi realizzavano gioielli in oro e argento come cinture, anelli, orecchini, spille, aghi, fibbie, diademi e collane. I gioielli in oro e argento avevano un ruolo importante nella vita delle persone, poiché rappresentavano un segno di ricchezza, prestigio e appartenenza a un determinato ceto sociale, oltre a costituire una parte essenziale della dote.

L’oreficeria a Sarajevo aveva una tradizione molto sviluppata. Già nel XVII secolo gli orafi avevano le loro botteghe nella via Kujundžiluk, l’attuale strada tra la piazza della Baščaršija e il Bezistan di Gazi Husrev-beg. Questa strada porta ancora oggi lo stesso nome, a testimonianza della continuità del mestiere.

Nel loro lavoro gli orafi utilizzavano diverse tecniche, tra le quali la più nota è la tecnica del filigrana. La filigrana consiste nell’intreccio di sottili fili d’oro o d’argento in varie forme, che vengono poi decorati con pietre preziose. Questa tecnica richiedeva una precisione eccezionale, grande abilità e un raffinato senso estetico.

L’apprendimento dell’oreficeria era lungo e impegnativo. Gli apprendisti passavano anni in pratica e formazione prima di diventare garzoni, e solo dopo una lunga esperienza potevano ottenere il titolo di maestro. Le conoscenze e i segreti del mestiere venivano spesso trasmessi all’interno delle stesse famiglie.

I prodotti degli orafi non erano solo gioielli, ma anche oggetti di uso quotidiano e oggetti religiosi come lampade, piastrelle decorative, copertine di libri e manufatti destinati a moschee e chiese. La corporazione degli orafi a Sarajevo era molto stimata, e gli orafi erano noti per la loro onestà, la qualità del lavoro e il rispetto reciproco. Il loro onore e la loro reputazione erano considerati importanti quanto la loro abilità.

Il mestiere dell’oreficeria raggiunse il suo apice nel XIX secolo, quando Sarajevo contava un gran numero di botteghe che producevano sia per committenti locali sia per quelli stranieri. Questa tradizione si è mantenuta fino a oggi attraverso l’oreficeria artistica e la lavorazione dei metalli, come parte dell’identità culturale della città.

La corporazione dei sarti

A differenza dei mestieri che utilizzavano il metallo e il cuoio come materie prime principali, i mestieri tessili a Sarajevo erano meno sviluppati. La ragione risiede probabilmente nel fatto che i mestieri tessili nella Bosnia medievale non avevano raggiunto lo stesso livello di sviluppo di quelli metallurgici e conciari, per cui non si può parlare di una forte tradizione pre-ottomana in questo ambito.

Con l’arrivo del dominio ottomano in Bosnia ed Erzegovina, i mestieri tessili conobbero uno sviluppo significativo. A Sarajevo si svilupparono sette corporazioni legate all’attività tessile. Le materie prime utilizzate erano di origine animale e vegetale. Tra quelle animali figuravano la lana, il pelo grossolano, i peli delle pelli bovine e la seta filata, mentre quelle vegetali comprendevano il lino, la canapa e il cotone.

Il cotone e la seta venivano per lo più importati, mentre le altre materie prime erano di origine locale. Un posto particolare tra i mestieri tessili era occupato dal mestiere dei sarti. Il termine terzije si riferiva a sarti e sarte che confezionavano abiti con diversi tipi di tessuto.

È difficile elencare tutti i prodotti dei sarti, ma tra i più noti figurano čaksire, fermeni, džemadani, džubete, libade e hirke. I sarti erano spesso maestri di grande abilità, e la loro perizia si distingueva soprattutto nella realizzazione di fermeni e džemadani.

Alla corporazione dei sarti appartenevano anche gli arakdžije e i čaprdžije, artigiani che realizzavano vari tipi di copricapi in cuoio e tessuto. Essi erano considerati tra gli artigiani più facoltosi del loro tempo.

Il codice morale e artigianale

L’accademico Hazim Šabanović (1916–1971) è annoverato tra gli studiosi più meritevoli che hanno analizzato e definito in modo approfondito il patrimonio archivistico della Bosnia ed Erzegovina e oltre. Egli riporta un episodio interessante legato a una tradizione di forgiatura altamente sviluppata, risalente a oltre 200 anni fa, e cita un passo attribuito ad Alibaba Kazi.

In questa citazione viene sottolineata la forte tradizione spirituale e morale delle corporazioni, in particolare il fondamento islamico-sufi dell’educazione artigianale. Alibaba, come autorità spirituale e morale della corporazione, si rivolge a un nuovo maestro e lo consiglia su come proseguire la tradizione del mestiere.

Segue un insegnamento che mette in risalto l’onestà, la pazienza, il lavoro, la custodia della fede e dei valori morali, nonché il rifiuto di un guadagno rapido e disonesto. Alla fine l’allievo accetta questi consigli, dopodiché gli vengono simbolicamente consegnati gli strumenti, con l’avvertimento di guardarsi dall’illecito (haram). Il messaggio è chiaro: un mestiere può essere praticato solo se svolto in modo onesto e onorevole, perché la moralità è più importante del mestiere stesso.

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I partner del progetto

Associazione delle guide turistiche di Sarajevo “Vučko”

Ente turistico del Cantone di Sarajevo

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